LA RABBIA INCENDIARIA DI UN PIANETA MORENTE - STORIA DELL'ELF

La leggenda vuole che nel 1992 a Brighton, Inghilterra, alcuni attivisti staccatisi da Earth First! abbiano deciso di passare a metodi di azione più radicali e cominciato a firmare atti di sabotaggio con un nuovo nome: ELF – Fronte di Liberazione della Terra. Non si sa molto su questa genesi, anche perché sembra che non ci fosse volontà di redigere comunicati al riguardo e non ci siano quindi documenti, ma da quel momento questa firma ha cominciato a imperversare, diffondendosi soprattutto negli Stati Uniti, con azioni contro ogni forma di devastazione della natura e delle forme di vita su questo pianeta. Tanto da diventare ben presto quella che l’FBI definisce la principale minaccia interna allo stato americano.
Che l’ELF sia una minaccia alla società è ovvio, viste le istanze radicali da cui si muove contro il consumismo, la deforestazione, l’ingegneria genetica, la costruzione in luoghi incontaminati, lo sfruttamento di «risorse umane» e la guerra. In pratica l’ELF è la parte distruttiva di un movimento che critica la società capitalista in cui viviamo, con tutti gli effetti collaterali e l’insostenibilità dal punto di vista ecologico. Le azioni ELF non hanno un senso solamente distruttivo ma anche educativo. Ogni fiamma che si innalza al cielo è stimolo alla discussione, alla conoscenza di lotte che da tempo si combattono dietro le quinte. Cosa è l’ELF?
Innanzitutto per l’ELF vale lo stesso discorso fatto da sempre per l’ALF, e cioè che in realtà non esiste affatto niente con questo nome. Non è una organizzazione, non è un gruppo clandestino. Si può dire piuttosto che ELF è un’idea nascosta dietro ad un nome. L’idea che di fronte alla desolante distruzione del pianeta ci sia una urgenza di agire e fermarla, con ogni mezzo necessario.
Leggendo gli stessi comunicati di chi ha compiuto le azioni si capisce che la rabbia derivante dallo scempio quotidiano di cui siamo spettatori non trova sufficiente sfogo e soprattutto non ottiene risultati attraverso metodi legali. Per anni le proteste, le richieste di nuove leggi, i controlli, non sono riusciti a fermare la distruzione dell’ambiente. Il movimento ecologista ha cominciato piano piano a radicalizzarsi, ad utilizzare metodi di azione diretti, come la creazione di campi di protesta nelle foreste, accampamenti sugli alberi, allucchettamenti. Con queste campagne di lotta, condotte in larga parte da Earth First!, sono stati ottenuti dei risultati, ma non è stato possibile assolutamente abbattere il colosso industriale avanzante.
L’ELF nasce dalla convinzione che pur con pochi mezzi alcuni guerrieri possono mettere seriamente i bastoni tra le ruote di questo colosso, fermandone gli ingranaggi e attirando l’attenzione generale su problemi di primaria importanza.Le radici
Ovviamente parlare della storia dell’ELF significa in questo caso parlare del movimento americano, che ha molte differenze da quello europeo e italiano. Dobbiamo partire dalla nascita del sabotaggio ecologista in quel movimento, diffuso inizialmente senza alcuna sigla di collegamento o apertamente firmato da Earth First!.
EF! in America ha tra i suoi fondatori un certo Dave Foreman, ex-ranger della Forestale e persona con grande conoscenza dei luoghi selvaggi. Foreman insieme a Dave Abbey ha pubblicato nei primi anni ’90 un manuale senza precedenti, Ecodefense – a field guide to monkeywrenching. Ecodefense è un manuale che dalla A alla Z fornisce consigli su come sabotare e danneggiare qualunque oggetto collegato ad attività nocive per l’ambiente. Abbey era già noto per un suo romanzo basato sulle attività di un gruppo di sabotatori, The monkeywrench gang (edito in Italia col titolo «I sabotatori»). Nei primi anni ’90 Earth First! negli Stati Uniti era un movimento sfrontato, apertamente a favore del sabotaggio e tendente a diffondere una cultura dell’azione diretta attraverso il suo giornale di riferimento. Questo fino a che la repressione dell’FBI, arrivata perfino a far saltare in aria l’auto di due noti attivisti per cercare di incastrarli accusandoli di porto di esplosivo, non ha dato un freno e costretto a rivedere le strategie d’azione. Tra alti e bassi, tra divisioni interne e cambiamenti strategici, il movimento di Earth First! ha segnato la sua storia e dato il via sicuramente a quanto sarebbe stato seguito poi da parte dell’ELF.Primi passi
Le prime azioni firmate ELF negli Stati Uniti sono stati piccoli sabotaggi a dei McDonald’s avvenuti in Oregon nell’ottobre del 1996. Pochi giorni dopo, il 28 ottobre, il nome Earth Liberation Front appare scritto sulle mura del quartier generale dei Ranger, nelle foreste di Detroit, Oregon. Quella notte un pick-up è stato incendiato e un congegno posizionato sul tetto dell’edificio è stato ritrovato inesploso. Il Servizio Forestale è responsabile del taglio delle foreste negli Stati Uniti e ha forti collusioni con l’industria del legname. L’ELF ha fatto quella notte per la prima volta uso del suo strumento purificatore preferito, il fuoco. Un’azione che ha segnato un salto di qualità nel sabotaggio e che ha visto la condanna da parte di molti esponenti dell’ecologismo istituzionalizzato.
Solo due giorni dopo, il 30 di ottobre, la stazione dei Ranger a Oakridge, a sud di Eugene, Oregon, subisce un altro attacco incendiario. Stavolta i danni sono enormi, circa 5 milioni di dollari. L’ELF comincia a farsi subito un nome. Le sue idee e le sue proposte appariranno pochi mesi più tardi in un comunicato nominato «Beltane»1, apparso su internet. Un comunicato scarno, ma che gettava le basi per un percorso di pensiero e di lotta seguito negli anni da azioni e scritti più approfonditi. Soprattutto molte promesse mantenute.Due nomi, una sola lotta
Nel 1997, dopo il comunicato Beltane, l’ELF scrive per la prima volta la rivendicazione di un’azione, spedita al Liberation Collective di Portland, Oregon, che fino a quel momento riceveva e diffondeva agli organi di stampa i comunicati dell’ALF. L’azione in questione avviene il 29 novembre del 1997 a Hines, nell’Oregon, e colpisce un centro del Bureau of Land Management (BLM – ufficio per la gestione del territorio): prima vengono liberati 488 cavalli selvatici e 51 asinelli, poi vengono incendiati gli uffici, i magazzini, le staccionate che tengono prigionieri gli animali. L’azione viene firmata congiuntamente ALF ed ELF.
E’ la prima volta che le due firme si trovano accanto, ma non sarà l’ultima, a segnare un percorso fianco a fianco, per la salvaguardia della natura e di tutte le specie viventi sul pianeta. Alf ed Elf si trovano davanti gli stessi nemici, coloro che distruggono il pianeta, imprigionano gli animali, li torturano, riducono la vita ad una merce; condividono lo stesso desiderio di un mondo verde, dove per gli animali ci sia libertà e tra gli esseri umani non ci sia sfruttamento. Non può esserci una reale e concreta liberazione animale in una terra denudata delle sue ricchezze, senza che per gli animali appunto non sia rimasto l’habitat naturale. Allo stesso tempo è sintomo di una visione antropocentrica difendere l’ambiente unicamente in funzione dell’uomo, senza notare quello che accade alle altre specie non-umane negli allevamenti, nei laboratori, nei centri di prigionia, senza vedere che senza il loro spirito selvaggio la Terra rimane impoverita.
L’azione contro il BLM seguiva di pochi mesi un’azione ALF contro il macello di cavalli Cavel West a Redmond, Oregon. Un incendio rivendicato da «Animal Liberation Front –Equine and Zebra Liberation Network», il 21 luglio 1997, ha ridotto in cenere il macello e fatto almeno 1 milione di dollari di danni, portandone la chiusura permanente. L’azione contro Cavel West era stata taciuta dalla stampa fino all’arrivo di un comunicato. Cavel West, di proprietà di una ditta belga che esportava la carne di cavallo sul mercato europeo, era stata oggetto di molte lamentele e di alcune proteste, soprattutto per l’odore e per i danni ambientali causati dal drenaggio del sangue in un fiume vicino. La ricostruzione del macello prevedeva la messa a punto di nuove costose pratiche per diminuire l’impatto ambientale e queste sono state le principali ragioni per cui non ha mai più riaperto.
L’azione contro il BLM è da collegare a questa, visto che in quel periodo organi di stampa avevano reso pubblici i segreti del BLM, autorizzato solo a catturare i cavalli selvatici per ridurne la popolazione e a farli adottare da privati cittadini dietro pagamento. I dipendenti del BLM invece adottavano loro stessi moltissimi cavalli, rivendendoli poi al triplo del prezzo a Cavel West, dove sarebbero stati sgozzati per diventare pezzi di carne. L’ALF e l’ELF sono riusciti a spezzare questa catena e fermare il massacro di centinaia di animali selvatici.
ALF ed ELF hanno continuato a firmare azioni congiunte, come l’incendio di un edificio della Animal Damage Control il 21 giugno 1998 ad Olympia, Washington, in cui sono andati persi 1,5 milioni di dollari di ricerca e 400.000 dollari di strutture. Oppure la liberazione in pieno giorno di 310 furetti e visoni da un laboratorio di ricerca sui vaccini, compiuta il 4 di luglio seguente e rivendicata come «giornata per l’indipendenza degli animali prigionieri di allevamenti da pelliccia».Fiamme sulla montagna
Vail, Colorado, è una delle più rinomate località sciistiche degli Stati Uniti, ma è anche uno degli ultimi habitat naturali della lince e il luogo della più nota azione di sabotaggio ecologista della storia. La notte del 18 ottobre 1998 infatti gli elfi hanno deciso di salire sulle montagne di Vail per frenare l’espansione dei complessi sciistici, lasciandosi alle spalle cinque edifici e quattro skilifts in fiamme, innescati da sette diversi focolai. Nell’oscurità della notte, illuminata parzialmente dalle alte fiamme verso il cielo, gli elfi sono riusciti ancora una volta a sfuggire silenziosamente senza lasciare tracce. I danni causati con una notte di azione ammontano ad almeno 12 milioni di dollari (quasi il doppio secondo le fonti dei tribunali che hanno seguito il caso).
Vail ha portato l’ELF e le sue idee su tutti i media degli Stati Uniti e non solo, facendo conoscere la presenza di gruppi disposti ad infrangere la legge e causare milioni di dollari di danni per salvare la Terra. In particolare l’azione a Vail ha gettato luce sulla lotta che da un paio di anni veniva portata avanti localmente sia da associazioni istituzionalizzate come il Sierra Club che da gruppi di base, utilizzanti anche metodi di azione diretta simbolica come blocchi stradali e allucchettamenti, per fermare il disboscamento di un’area di montagna ancora inviolata. Infatti nel 1996 il Servizio Forestale aveva approvato l’espansione del complesso di proprietà della Vail Inc., che si sarebbe allargato anche nella zona selvaggia e inviolata denominata Two Elk. La zona intorno a Vail era abitata da decine di mammiferi, 202 specie di uccelli e 5 di anfibi, ma la controversia maggiore del progetto riguardava la lince canadese. Secondo molti ecologi infatti a Vail c’erano stati la maggior parte degli avvistamenti di lince canadese degli ultimi anni e questo era uno degli ultimi luoghi in cui si trovava questa specie, pertanto il progetto sarebbe stato una grave minaccia alla sopravvivenza della specie. Ed è proprio in nome della lince che l’Elf ha colpito quella notte.
I complessi sono stati in seguito ricostruiti, alcuni più grandi ancora del progetto iniziale, dimostrando l’ingordigia della Vail Inc.. Questo nonostante la continuata attività di gruppi che hanno provato a bloccare le ruspe, salire sugli alberi e incatenarsi ai cantieri. E nonostante le fiamme che hanno illuminato la montagna.In difesa delle foreste
Dopo Vail l’ELF ha continuato la sua lotta per difendere le foreste dal disboscamento, iniziando a colpire le industrie direttamente coinvolte nel taglio delle foreste secolari. Il giro di affari ruotante intorno al legname è enorme, con relativamente poche compagnie che ottengono gli appalti per le zone più ricche e più grandi. Gli alberi di cui stiamo parlando sono qualcosa di mai visto per noi europei, giganti sequoie o altre specie secolari, alte decine di metri e imponenti. Monumenti alla storia della Natura che cadono sotto il colpo delle seghe elettriche, lasciando nel Nord Est Pacifico delle ferite che richiederanno tempi lunghissimi per rimarginarsi e che faranno sparire tutte le foreste secolari della zona in meno di 30 anni.
Ma se già Earth First! e altri gruppi con i loro accampamenti stavano creando non pochi problemi ai progetti di distruzione, l’ELF ha deciso di dare un segnale più forte e colpire queste industrie direttamente a casa loro, visitandone i quartier generali.
Il 27 dicembre 1998 la sede della US Forest Industries a Medford, Oregon, è stata incendiata, distruggendo macchinari, documentazione e danneggiando le strutture. La USFI era stata oggetto di proteste in particolare per un progetto di enorme danno ambientale a San Luis, Colorado, contrastato da ecologi professionisti e gruppi ambientalisti.
Un anno dopo, la notte di Natale del 1999, a subire una visita dell’ELF fu la sede occidentale di Boise Cascade a Monmouth, Oregon. Boise Cascade era la quarta più grande azienda di legname degli Stati Uniti, con succursali anche in Messico, Canada, Cina e un nuovo enorme progetto in preparazione in Cile. Boise Cascade, come molte altre compagnie di legname coinvolte nei tagli in Sudamerica, ha messo in pratica forme dittatoriali di annullamento del dissenso. Nel 1995 in Messico ben 17 contadini che si stavano spostando per una protesta contro il disboscamento sono stati uccisi dalla polizia locale. Questo caso efferato ha portato al licenziamento del Governatore, ma non ha impedito a Boise Cascade di trarre profitto dalle foreste locali per altri tre anni. In Cile invece le proteste e i problemi avuti fin dall’inizio del loro progetto hanno costretto l’azienda a rimandarlo a tempi da definire. Solo l’incendio dell’ELF, dedicato proprio alle popolazioni cilene in lotta, ha portato a cancellare i piani definitivamente, facendo annullare un progetto da 160 milioni di dollari.
Se queste sono le prime azioni ELF in difesa delle foreste, altre sarebbero seguite, come l’incendio della multinazionale del legname Superior Lumber a Glendale, Oregon, il primo gennaio del 2001, lo spiking2 di porzioni di foresta destinate all’abbattimento intorno ad Eugene, Oregon, nelle foreste dell’Idaho o in un cantiere per l’allargamento di una strada ad Erie, Pennsylvania.
Ma anche la Forestale e i suoi progetti avrebbero continuato ad essere nel mirino. Nel settembre 2002 l’ELF rivendica un incendio costato 700.000 dollari ai danni di un centro della Forestale, dove circa 70 anni di dati e ricerche sono andati in fumo. Il comunicato in questione crea una grossa discussione nel movimento, visto che per la prima volta si fa riferimento all’utilizzo della violenza fisica come legittimo innalzamento della lotta. Fino a quel momento l’ELF aveva tra le sue linee di condotta il rifiuto di violenza su esseri viventi e l’accortezza di non mettere in pericolo umani o animali nelle sue azioni. Adesso in un comunicato l’ELF, seppur continui a difendere le precauzioni per salvaguardare innocenti, minaccia anche che «non esiteremo più a prendere in mano una pistola per fare giustizia e dare l’adeguata protezione al nostro pianeta che decenni di battaglie legali,richieste, proteste e sabotaggi economici non sono riusciti ad ottenere».All’attacco dell’ingegneria genetica
Il 31 dicembre del 1999 l’ELF punta per la prima volta la sua attenzione su uno dei nuovi pericoli per la Natura, lo sviluppo dell’ingegneria genetica sulle piante. Obiettivo dell’azione è l’ufficio di Catherine Ives, del dipartimento agrario nell’Università del Michigan. Secondo il comunicato diffuso la Ives avrebbe avuto forti legami e finanziamenti da parte di multinazionali come la Monsanto per sviluppare e promuovere in paesi dell’America Latina sementi OGM. I danni alle sue ricerche sono incalcolabili, tutto perduto.
Da quel momento in poi la lotta all’ingegneria genetica sarebbe diventata una delle priorità dell’ELF, che ha messo a segno molte altre azioni contro laboratori di ricerca. L’azione diretta contro gli OGM non era certo una novità, già da tempo venivano sradicate e distrutte le piantagioni transgeniche, ma ancora una volta se la scelta dell’obiettivo è scontata è solo l’innalzamento del livello di attacco, con l’uso del fuoco, che crea un allarmismo considerevole negli ambienti nemici.
La necessità di fermare l’avanzata degli Ogm deriva da considerazioni non solo strettamente ecologiste, ma anche dall’impatto che queste nuove colture hanno sui piccoli coltivatori del terzo mondo e sulle possibilità delle comunità umane di poter continuare l’antica pratica del salvataggio dei semi. La manipolazione genetica delle piante è un esperimento in campo aperto dalle conseguenze sconosciute, che mette a repentaglio tutto l’ecosistema, una delle nuove tecnologie avanzate imposte dall’alto del volere economico di fronte ad una preoccupazione e un rifiuto crescenti tra le popolazioni. L’Elf con le sue azioni porta un attacco al cuore di questo sistema senza scrupoli, cercando di arginarne l’avanzata.
Altre azioni contro le manipolazioni genetiche sono seguite nel 2001. Il 20 febbraio l’ELF incendia un magazzino di semi di cotone transgenico della Delta & Pine Land Co, l’azienda proprietaria del brevetto per una delle tecnologie più contestate degli ultimi anni: i semi detti Terminator, programmati per poter dare alla luce solamente piante sterili, cioè con semi privi di vita. Questo programma costringe i coltivatori a ricomprare i semi dalle multinazionali.
Pochi mesi dopo, nel mese di maggio, l’ELF decide di attaccare la manipolazione di alberi, finanziata dall’industria della carta. I pioppi, alberi comunemente utilizzati per la polpa da cui deriva la carta, vengono manipolati per crescere più velocemente e favorirne la coltura. Proprio contro l’ufficio di un noto ricercatore del settore, Toby Bradshow, e contro una azienda che coltiva pioppi transgenici, la Jefferson Poplar Tree Farm, si dirigono le attenzioni dell’ELF, con una azione simultanea in due diversi stati. Bradshaw è un nome noto nell’ambiente, tanto che già nel 1999 prima degli scontri di Seattle era stato bersaglio di attivisti. L’incendio all’Università di Seattle è partito proprio dall’ufficio di Bradshaw e per la lentezza dei vigili del fuoco ha causato 2 milioni di dollari di danni a tutto l’Istituto, mentre alla Jefferson Tree Farm 13 automezzi e un edificio sono stati ridotti in cenere. Nel comunicato gli attivisti hanno annunciato una crescita di azioni nonostante la preparazione di leggi speciali contro il cosiddetto eco-terrorismo.
Le azioni contro le manipolazioni genetiche a firma ELF sono continuate, spesso rendendo pubblici progetti portati avanti nel silenzio, come la costruzione di un laboratorio di biotecnologie dell’Università dell’Idaho, il finanziamento da parte della Wyerhaueser Co. di ricerche sul cotone transgenico presso l’Università dell’Oregon e di Washington, la costruzione di un laboratorio biotech nei Cold Spring Harbor Labs di Long Island o di un Parco Biotech a Fairfield nel Maine. Tutti progetti in qualche modo rallentati dall’intromissione dell’ELF nei loro piani.Più alberi, meno case
In difesa dei boschi, delle terre ancora selvagge e delle sorgenti d’acqua, l’ELF ha dichiarato guerra a tutti i progetti edili che portano cemento, strade asfaltate, gas di scarico e inquinamento in luoghi ancora non toccati, se non marginalmente, da questi problemi. La prima azione contro l’urban sprawl, l’estensione dell’urbanizzazione, ha avuto luogo a Bloomington, Indiana, il 23 febbraio del 2000. Colpendo a sorpresa è stata incendiata una casa lussuosa del valore di quasi 1.500.000 dollari, la cui costruzione andava ad incidere sulla sorgente che rifornisce d’acqua la città. Questa azione ha riacceso un dibattito sull’espansione urbana inserendosi in proteste già esistenti riguardo a quel particolare progetto, tanto da spingere un programma TV a fare un confronto in diretta tra il proprietario della casa e Craig Rosebraugh, portavoce dell’ELF. Secondo il proprietario nel progetto erano stati rispettati tutti i criteri ambientali, ma di fronte ad una fonte che rischia di essere inquinata l’unico criterio rispettabile è non costruire niente in quel luogo, questo è il messaggio dell’ELF.
La zona di Bloomington sarebbe stata luogo di altre azioni contro la distruzione dei boschi, azioni che hanno spinto attivisti locali ad organizzare partecipati dibattiti pubblici, confermando uno degli intenti dell’ELF, cioè essere un veicolo di discussione sui problemi che affliggono il pianeta.
Ma se a Bloomington è cominciata, la lotta contro l’urban sprawl ha avuto il suo picco a Long Island, New York, dove nel giro di cinque mesi tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001 l’ELF avrebbe messo a segno ben nove azioni. Per la prima volta l’ELF compariva anche nel tempio economico dell’America. Le azioni di Long Island hanno avuto un risalto enorme sui media, generando timore nel settore edilizio e ispirando nuovi gruppi ad agire contro l’urban sprawl. Infatti negli anni seguenti moltissime azioni hanno coinvolto case in costruzione, condomini, villette a schiera, cantieri e macchinari per la costruzione di strade, con l’azione più eclatante il primo di agosto del 2003 quando sono state incendiate una serie di villette del valore di 50 milioni di dollari a San Diego, l’azione ecologista che ha fatto più danni nella storia del movimento. Ma se questo enorme incendio ha sicuramente preoccupato i costruttori, la sequenza di azioni in una stessa area ha portato la Building Industry Association of Washington (Associazione Industria Edilizia) a mettere una taglia di 100.000 dollari sugli elfi responsabili di quattro azioni compiute nello stato di Washington nel 2004. Taglia che non ha portato nessun risultato.ELF vs SUV
Un altro degli obiettivi contro cui l’ELF ha dichiarato guerra sono i SUV, Sport Utility Vehicles, grandi automezzi fuoristrada che imperversano da molti anni in America e stanno ormai spopolando anche da noi. Questi mezzi sono oggetti di proteste da parte di gruppi ambientalisti fin dalla loro comparsa a causa degli enormi consumi di cui sono responsabili e la conseguente emissione di elevate quantità di monossido di carbonio, molto superiori a quelle di comuni automobili. Se i gruppi di consumo critico hanno fatto una buona informazione, se vari gruppi ambientalisti hanno fatto petizioni per chiedere che i centri cittadini vengano vietati a questi mezzi, con scarsi risultati…. l’ELF ha deciso di intervenire a suo modo colpendo dal lato economico e alzando l’attenzione su questo argomento.
Le azioni ELF contro hanno colpito rivenditori di SUV, grandi saloni di automobili di lusso, ma anche i proprietari di queste auto, che si sono svegliati nelle loro ricche villette con la macchinona in giardino rovinata da scritte spray. Tutto questo ha generato un aumento del dibattito sulla dannosità dei SUV e ha sicuramente spinto qualcuno a considerare di comprare un’auto diversa.
L’azione che ha segnato il movimento, anche se non firmata ELF, è quella del giugno 2000 a Eugene, Oregon, quando per un incendio ad alcuni SUV in una rivendita della Chevrolet sono stati arrestati due noti attivisti locali, Free e Critter. La vendetta contro questi attivisti è stata smisurata, con una condanna di 5 anni e 8 mesi a Critter e di 22 anni a Free, accusato anche del tentato incendio di alcuni automezzi di una raffineria! Pochi giorni prima della loro condanna, nel marzo del 2001 un gruppo anonimo rivendica l’incendio della solita rivendita Chevrolet, questa volta dando alle fiamme ben 36 SUV e causando 1 milione di dollari di danni. L’azione è stata rivendicata non solo contro questi mezzi distruttivi ma anche in solidarietà a Free e CritterQuale futuro per l’ELF?
La storia dell’ELF è sempre stata quella di elfi dispettosi e imprendibili, che negli anni sono diventati per l’FBI la minaccia principale al sistema economico statunitense, causando danni per centinaia di milioni dollari agli sfruttatori di animali e ai distruttori del pianeta. Purtroppo mentre scriviamo queste righe molti attivisti sono in carcere o in attesa di giudizio per la maggior parte delle azioni ELF nella zona orientale degli Stati Uniti. Questo significa forse una sconfitta? Lo Stato può vantare di avere stroncato una cellula molto attiva fino al 2001, pur con anni di ritardo. Ma anche dopo gli arresti le azioni ELF, o quelle non firmate con questo nome, sono state molte, senza scemare. Segno questo che di pari passo alla crescente sensibilità ecologista è cresciuta anche la comprensione dell’azione diretta come mezzo utile per fermare lo scempio e attirare attenzione su progetti distruttivi.
Se si vuole valutare l’efficacia dell’ELF non si devono vedere i risultati nella singola azione, perché ciò che è stato distrutto è stato anche poi quasi sempre ricostruito e gli alberi che si voleva salvare sono spesso stati abbattuti. Uno sguardo analitico di un movimento deve valutare l’impatto più ampio e a lungo termine, come la diffusione di un messaggio e l’ispirazione pratica di individui disposti a dare tutto per fermare lo scempio del pianeta.
Un giorno, se il nome ELF diventerà un fardello da non tenere più sulle spalle, forse verrà abbandonato. Ma non verrà mai abbandonata la strada intrapresa, in difesa di tutto ciò che è selvaggio e libero su questo pianeta.

Note:
1- Beltane, festività celtica della fertilità e della primavera. Coincide con il primo di maggio.
2 -inserimento di grossi chiodi nei tronchi degli alberi per rovinare le seghe che li dovrebbero abbattere, azione comunicata preventivamente per non mettere a repentaglio l’incolumità dei lavoratori.

(tratto da La Nemesi n. 3)


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